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Le funzioni di Propp: dalla letteratura, strumenti pedagogici a servizio del teatro educativo.

Immagine del redattore: Annalisa Carru
Annalisa Carru
26 apr
Tempo di lettura: 5 min

Era il 1928 quando Vladimir Propp teorizzò una serie di funzioni, per l'esattezza trentuno, che rappresentano le linee guida fondamentali per lo svolgimento della fiaba. Oggi questi passaggi narrativi si rivelano dispositivi pedagogici molto utili ai ragazzi per compiere il delicato passaggio dalla scuola primaria alla secondaria. E' in questo viaggio, che parte proprio con un "abbandono" (una delle funzioni di Propp), che i ragazzi sperimentano sé stessi e la propria resilienza nel contesto trasformativo della crescita. Nasce quindi, dalla volontà di aiutare i bambini in questa fase sfidante del loro percorso scolastico, "La compagnia del nome segreto", progetto di laboratorio teatrale educativo che usa le funzioni di Propp non in chiave prettamente narrativa, ma secondo un'ottica dichiaratamente pedagogica.


Perché le funzioni di Propp?

La fiaba, genere letterario affrontato in prima media, racconta le vicissitudini di un giovane protagonista che, dopo l'abbandono di un luogo conosciuto o meglio ancora di una zona di comfort, si trova ad affrontare sfide complesse, per poi scoprire negli "aiuti magici" di un mentore i consigli fondamentali per sostenere le prove che seguiranno. Così, in un percorso di crescita esponenziale, il personaggio farà ritorno al punto di partenza con nuove consapevolezze e rinnovate capacità, che lo condurranno a riconoscersi in una veste più matura e pronta alla vita. Queste funzioni, applicate al concetto di "viaggio" dentro sé stessi e e all'interno della classe a cui si appartiene, ben definiscono le tappe fondamentali di un percorso che rende i singoli alunni protagonisti della propria fiaba personale. Non solo, il gruppo classe in questo modo diviene un vero e proprio personaggio di cui ogni studente contribuisce a delineare la morfologia, il carattere e l'andamento, partecipando alle attività ludico-didattiche proposte.


Le funzioni di Propp, tappe fondamentali del percorso: scopriamole insieme


  1. Abbandono: Il laboratorio inizia proprio qui: dal prendere consapevolezza di aver imboccato una strada nuova, abbandonando un luogo di cui i ragazzi porteranno con sé stessi ricordi e lezioni fondamentali. Tutto è nuovo: insegnanti, compagni, aule, corridoi. Anche questo laboratorio lo è. E' un percorso che, messo a disposizione da una scuola che accoglie, si propone di accompagnare passo per passo ogni alunno, in un viaggio alla scoperta delle proprie risorse e alla ricerca di un'identità di gruppo, che la classe può costruire insieme grazie a un lavoro sinergico.


  2. Sfide: Si entra nel vivo del viaggio: giochi di teatro coinvolgenti ma ambiziosi rappresentano la tappa sfidante. Esattamente come nella fiaba e nella vita, spesso dopo l'abbandono di un luogo protetto ci sentiamo abbastanza forti di fronte a sfide, che però ci spaventano, ed è in questa duplicità emotiva che si insinua la difficoltà più grande: non scappare di fronte ai primi "insuccessi". Entrati in una nuova scuola, può accadere che il metodo di studio, le modalità di svolgimento dei compiti, l'organizzazione del lavoro a casa o ancora il proprio modo di relazionarsi agli altri e di proporsi al gruppo si rivelino inaspettatamente fallaci, deludenti. E' proprio la consapevolezza di essere di fronte a una sfida che può fare la differenza: sapere di dover gestire una difficoltà, mai veramente incontrata prima, può spiegare il motivo di tanta fatica e perché sia così importante rimanere.


  3. Aiuto magico: Come nella fiaba il protagonista incontra il suo mentore, a questo punto del percorso i ragazzi del gruppo incontrano gli adulti di riferimento nella loro totalità di intenti e di azione. L'operatrice teatrale, accompagnata dal docente di classe, interviene a consolidamento del proprio ruolo: il passaggio da autorità ad autorevolezza si compie proprio a questo punto del viaggio, quando la "semplice" conduzione del gruppo sarà sostituita da un vero e proprio affiancamento: un'alleanza educativa e artistica per cui l'operatrice mette a disposizione del gruppo ogni sua conoscenza, ogni competenza, ogni segreto ritenga utile, perché la classe affronti con maggior sicurezza le prove che seguiranno, dando un senso tecnico ed emotivo a quanto già sperimentato.


  4. Prove: Rappresentano la cartina di tornasole lungo il percorso: attività simili a quelle proposte nella tappa delle sfide, che servono a confermare l'accrescimento delle competenze individuali e a misurare l'identità di gruppo nei suoi valori fondanti. E' in questo momento che i ragazzi capiscono quanto ancora effettivamente c'è da fare, perché la classe possa definirsi unita, coesa, stabile e in grado di raggiungere obiettivi comuni.


  5. Riconoscimento: E' questo l'atto finale del viaggio. Il momento in cui si tirano le somme e si fa una valutazione complessiva del percorso. A questo punto il progetto chiede ai ragazzi, riconoscendo chi sono diventati e che gruppo hanno costruito, di istituire e dare nome ad una compagnia teatrale, intesa come una collettività che si basa su reciproco rispetto, valorizzazione delle differenze individuali, accoglimento dell'altro, mutuo aiuto e fiducia reciproca. In quel nome trova luogo l'anima della classe.


Le funzioni di Propp: simboli che scandiscono il tempo dello sviluppo


Dalla funzione al simbolo: la costruzione di un linguaggio metaforico collettivo

Le funzioni di Propp rappresentano le fondamenta portanti della fiaba. Stabiliscono il susseguirsi degli eventi e su di esse poggia per intero l'impianto narrativo della storia, per questo si rivelano molto utili come dispositivo educativo: ogni tappa attraversata dal protagonista può essere riletta e dunque utilizzata anche come simbolo metaforico nel quale gli studenti possano rivedersi.


Dunque, l'allontanamento diventa esperienza condivisibile, pur nella diversità caratteriale; le sfide rappresentano una difficoltà che accomuna i ragazzi; l'aiuto magico, cuore pulsante dell'intero progetto, è l'occasione per crescere misurandosi con il valore fondamentale della fiducia guadagnata e conquistata; le prove sono per ogni allievo il terreno su cui misurare la potenza di quanto hanno scoperto e quell'ultima tappa, il riconoscimento, a cui ogni gruppo attribuisce un nome e una citazione diversa, non si configura come semplice punto d'arrivo, ma come la chiave di volta del percorso. La fase in cui, idealmente, ogni allievo si sente unico ed insostituibile ai fini di un'identità precisamente definibile del gruppo classe a cui appartiene.



Dalla funzione narrativa alla funzione analitica ed educativa

Il passaggio ad una scuola nuova rappresenta spesso un groviglio di emozioni, sensazioni, pensieri molto intricato e particolarmente complesso da sciogliere. Per questo le funzioni di Propp si connotano, all'interno del percorso teatrale, come una serie di simboli metaforici temporali che aiutano a rimettere ordine in quanto vissuto e ad attribuire una scansione logica a ciò che si muove in disordine dentro i ragazzi più sensibili al cambiamento. Scomporre il proprio viaggio di crescita in tappe che riguardano il singolo, i compagni di classe e il gruppo che si costruisce insieme lungo il cammino, aiuta a elaborare meglio quanto vissuto e a dare un senso più profondo alle emozioni che inevitabilmente si muovono nell'interiorità di ciascuno, trasformandole da vissuti confusi in esperienze comprensibili, legittime e condivisibili.


In questa prospettiva, le funzioni di Propp cessano di essere semplicemente elementi della struttura fiabesca e diventano strumenti di lettura dell'esperienza. Non indicano ai ragazzi come affrontare il cambiamento, ma offrono loro una mappa attraverso cui riconoscerlo, raccontarlo e attribuirgli significato. È proprio nella possibilità di trasformare un insieme di vissuti, spesso confusi, in una storia condivisa che risiede, forse, il valore educativo più profondo di questo dispositivo narrativo.


Grazie, come sempre, per avermi letta fin qui! Alla prossima!


Anna



 
 
 

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